“Mia e la voragine”: una moderna Alice nella Dolina delle meraviglie

Gli oggetti prendono vita nell’immaginario di Mia, che ha quasi undici anni e osserva il mondo con occhi acuti e ribelli. Trascorre controvoglia tutte le estati nel piccolo centro di Dolina e vive costantemente oscurata dalla luce di sua madre, pediatra stimatissima e votata al lavoro come a una missione. Da questa posizione periferica Mia lancia sguardi sghembi verso i piccoli pazienti di sua madre, gli altri bambini del paese, la “pazza di Dolina”. Nessuno di loro è semplicemente quel che è, tutti subiscono una trasformazione: nella sua mente diventano animaletti, uomini-bestia o donne-sirena. 

Lei stessa è una creatura anfibia, capace di camminare sulla terra o immergersi nelle acque dell’immaginazione. Portale tra i due mondi è la voragine, la gravina che in passato ha inghiottito il padre della protagonista e che anche nel presente incombe sugli abitanti di Dolina con la sua presenza inquieta. Non dorme mai la voragine: ulula, gorgoglia, si popola di rifiuti e oggetti portati via dall’acqua o dal vento. È un richiamo irresistibile per una bambina in cerca di un riconoscimento che non arriva dall’esterno: perennemente messa in ombra dalla dottoressa Alma, in quell’antro (immaginario, reale?) Mia può finalmente riconoscersi, affrontare le proprie paure, diventare grande e specchiarsi nella figura materna riversando su un piccolo pipistrello la cura e la protezione che non sente su di sé. 

Il percorso di crescita e trasformazione non riguarda lei sola: anche la madre sarà risucchiata in quel vortice. Figura ibrida, insieme naufraga che invoca aiuto e onda che tutto travolge, attraverserà la gola per ricomporsi e riannodare il filo che la lega alla figlia. 

È una realtà ricchissima di immagini quella creata da Diana Ligorio: un susseguirsi di elementi naturali che entrano nel racconto e si prendono la scena. Ulivi, lumache, canneti diventano personaggi al pari degli umani, arrivano a fondersi con loro. Fondamentale è l’acqua che pervade il racconto con la sua forza dirompente e rinnovatrice. Molto efficace nel rendere l’unione di elementi naturali e simbolici è la lingua scelta dall’autrice: ricercata senza suonare artificiale, duttile, capace di farsi plasmare dalla fantasia della protagonista. Ed è un piacere lasciarsi trascinare da questa moderna Alice che si perde e si ritrova inseguendo il suo personale Bianconiglio.

E detestavo me e mia madre messe insieme, e messe insieme avevamo secondo me duecento e fischia anni; una creatura pesantissima eravamo e riuscivo a immaginarci dall’alto, lo vedevo dall’alto il nostro abbraccio. Incastrato, annodato. Il tronco di un ulivo era: eravamo un tronco d’ulivo rigido, piantato nello stesso punto da secoli.

Libro: Mia e la voragine
Autrice: Diana Ligorio
Edizione: Terrarossa, 2022
Foto: Gianvito Rutigliano

Briefly in English: Mia is a young girl who lives with her mother Alma and struggles to get her attention. Every summer they come back to the little town of Dolina, where Alma is very busy working as a pediatrician. The feeling of loneliness and abandonment leads Mia to create her own imaginary world: the inhabitants of the village turn into animals and inanimate objects become alive. Like a modern Alice in Wonderland, Mia follows these strange creatures deep into an obscure chasm in a path of emotional growth. 

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...