“Un amore”, soffocare nella nebbia fitta dell’incomunicabilità

Uno dei meriti di “Un amore” di Sara Mesa è la capacità di disorientare. È un romanzo che fa trattenere il respiro, come succede davanti a un quadro di difficile interpretazione: i colori sono scuri, le figure nebulose, traspare un senso di inquietudine, ma chi guarda non riesce a superare l’incertezza, non saprebbe puntare il dito contro cosa (quale figura, quale tecnica) sia responsabile di quell’angoscia, di quel senso di chiusura asfittica. Sembra quasi che la nebbia dell’incomunicabilità, uno dei temi fondamentali del libro, traspiri dalle pagine e avvolga chi legge.

Non è un caso che la protagonista, Nat, sia una giovane traduttrice alle prese con un testo che le appare come un rebus senza soluzione. Capisce, ovviamente, il significato delle parole francesi che legge, ma le sfugge la soluzione che le permetterebbe di portare alla luce l’essenza del testo rendendo giustizia anche alla lingua di arrivo.

Per motivi poco chiari, Nat ha lasciato precipitosamente Madrid per trasferirsi a La Escapa, un villaggio isolato e immerso nella campagna. Il paesaggio è tutt’altro che idilliaco: è arido e uniforme, interrotto solo dal profilo basso del monte Glauco. Prevale un senso di oppressione. Anche la sistemazione che Nat ha trovato non è delle migliori: la casa è vecchia e piena di infiltrazioni, e il padrone di casa è un bruto.

Nat si scontra presto con la mentalità di un sistema ben diverso da quello a cui è abituata. La cultura del villaggio è chiusa, limitata: tutti si conoscono, tutti hanno un soprannome, ogni abitante è etichettato e imprigionato in un pregiudizio da cui non può liberarsi. Prevalgono la noia e un falso senso di comunità, in cui i rapporti non sono di reale vicinanza, ma di baratto; sono mere transazioni economiche che tuttavia esigono dall’individuo conformità alle regole sociali, pena l’esclusione e la riduzione, appena se ne presenta l’occasione, a capro espiatorio. In questo sistema, Nat non può che sentirsi un’intrusa, ma il suo stesso atteggiamento nei confronti di La Escapa è di pregiudizio: il villaggio e i suoi abitanti sono una realtà che non si sforza di capire, e tutti i rapporti che cerca di stringere, compreso l’amore del titolo, falliscono per la sua incapacità di interpretarli, proprio come il testo francese che sta cercando di tradurre.

Per questa loro chiusura, per la continua tendenza al fraintendimento e al conflitto, i personaggi di “Un amore” risultano così veri da non suscitare alcuna simpatia: ci ricordano la nostra natura contradditoria, superficiale e meschina. Il linguaggio asciutto e la brevità del romanzo rendono questo libro ancora più violento, un vero e proprio schiaffo in faccia.

È un’ossessione? Sì, chiaramente è un’ossessione. Ma non soltanto, si dice. È un impeto, una metamorfosi, una trasformazione radicale delle aspettative. Ciò che era fuori, perso sullo sfondo, ciò che era invisibile e privo di interesse, è ora dentro di lei, la abita e la scuote.
Tutto è sottosopra. Tutto si è scombinato interamente.

Libro: Un amore
Autrice: Sara Mesa
Titolo originale: Un amore
Traduttrice: Elisa Tramontin
Edizione: La Nuova Frontiera, 2021
Foto: Maria Lomunno Judd

Briefly in English: Nat, a young translator from Madrid, moves to La Escapa, a small village in rural Spain, where her attempt to settle down is hindered by the bigotry of the small-minded villagers but also by the force of Nat’s own prejudices.

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